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Una triestina a Monaco: Erika Rutter

Intervistiamo Erika Rutter, architetto 33 enne triestina di nascita e tedesca di adozione. Attualmente vive a Monaco di Baviera, dove lavora.

 

photo_2016-08-31_11-02-30Ciao Erika…comiciamo subito. Cosa pensavi di fare “da grande” quand’eri piccola?
Il mio sogno era quello di diventare archeologa. Viaggiare mi è sempre piaciuto, fin da piccola.

Cosa ti ha fatto cambiare idea?
Negli anni ho capito che l’architettura sarebbe diventata la mia professione, come quella che era stata di mio padre e di mio nonno, e mi sono iscritta alla facoltà di Architettura di Trieste che, nel 2001, era quasi appena nata (nata nel 1998!)

Come ti ha ispirato in questa scelta tuo padre?
Ho sempre avuto molti libri di architettura e arte a casa, spesso li sfogliavo, in più ovviamente vedevo i lavori di mio padre. Ed è stato naturale prendere quella strada!

Quando hai lasciato Trieste per la prima volta?
Ho lasciato Trieste dopo la laurea, sono andata a lavorare a Venezia nello studio di un professore universitario. Di giorno facevo praticantato, e di sera alcune volte a settimana lavavo i piatti in un’osteria a Cannaregio, questo mi consentiva di arrotondare lo stipendio. Vivevo con altre quattro persone in un appartamento di 2 camere e una cucina. E’ stato per e un momento molto formativo.

E poi?
Poi è arrivato il Dottorato di Ricerca in Composizione Architettonica allo IUAV, conseguito con il massimo dei voti. La tesi sull’architettura degli Atelier d’artistes a Parigi mi ha catapultato fin da subito in un’atmosfera internazionale, che, devo dire, mi piaceva. Purtroppo, dopo il dottorato di ricerca, a Trieste non c’è stata alcuna possibilità di trovare un lavoro né tantomeno remunerato.

Quindi la scelta di Monaco é stata quasi obbligata?
Pensavo di trasferirmi a Parigi, una città che mi è rimasta nel cuore, invece poi la vita mi ha portata a Monaco di Baviera per amore.

Picknick im Englischen Garten beim MonopterusParlaci del tuo arrivo a Monaco. Com’é andata?
A Monaco ho dovuto ricominciare daccapo, nuovi contatti, una lingua nuova come il tedesco tutt’altro che facile…”verdammt schwierig” direbbero qua. All ‘ inizio è stata dura, da subito ho iniziato a fare i corsi di tedesco alla Volkshochschule di Monaco. Qui gli stranieri sono supportati e spronati nell’integrazione, con corsi di lingue, talvolta gratis e talvolta con prezzi agevolati. Dopo un mese in Germania ho trovato lavoro da un architetto tedesco che aveva avuto un’esperienza a Venezia. Ho avuto fortuna.

Com’é il lavoro a Monaco?
Ho iniziato Teilzeit (part time n.d.r.) la mattina, e il pomeriggio studiavo il tedesco. Poi ho iniziato full-time. Il lavoro, a Monaco, non manca per gli architetti, anche se la crisi si sente anche qui. Ad ogni modo la lingua è fondamentale per immergersi nel mercato del lavoro, senza il tedesco non vai oltre. Con l’inglese qui non puoi vivere.

Che differenza c’é tra il lavoro a Trieste e a Monaco?
Qui faccio l’architetto: Dall’Entwurf, progetto preliminare, fino agli esecutivi e al cantiere. Cosa che purtroppo a Trieste ai giorni nostri non avrei potuto ottenere. Sto imparando molto, ho obiettivi di carriera e sono felice! A Monaco, un architetto può pensare di avere futuro nella sua professione, a Trieste  per uno giovane ritengo di no.

Nationaltheater_in_MünchenCome ti trovi nella tua nuova cittá?
A Monaco di Baviera mi trovo benissimo. è una città fantastica, a misura d’uomo. I musei, i teatri, le passeggiate in montagna a Garmisch Partenkirchen a un’ora di macchina, i Biergärten dove non manca mai festeggiare. Qui non manca nulla. L’unico problema sono gli affitti, carissimi. I tedeschi, i bavaresi, sono ospitali, simpatici e festaioli. Io non ho avuto problemi a relazionarmi con loro.

Non ti manca Trieste?
Si tanto…mi manca la mia famiglia, la mia casa, le amicizie fatte sui banchi di scuola, il mare, il rumore della bora e i suoi refoli, il radicchio e i tramonti sul mare. Quello che non mi manca sono i negozi e i supermercati aperti la domenica!

Come mai non ti mancano le aperture del weekend?
Qui in Baviera la domenica è sacra ed è giorno di riposo, il tempo da dedicare alla famiglia qui è considerato ancora un valore molto importante.

14111616_1814099442157091_418342566_nCosa porteresti a Trieste della tua esperienza bavarese?
Mi piacerebbe che venisse adottata una rilettura nei confronti della nostra cultura e della multiculturatlità di cui la nostra amata città è dotata, sotto più punti di vista. Trieste dovrebbe rimboccarsi le maniche per rimettere in marcia e fortificare il tema turismo, che C’E’ E SI VEDE. Per esempio a monaco ci sono gli Stadt-safaris.

Stadt-safari? Cosa sono?
Sono visite a tema nella città, che spaziano dallo Jugendstil, alla storia dei quartieri, fino alla street art. In questa maniera valorizzerei le feste popolari, come le nozze carsiche. Insomma cercherei di proteggere di più l’identità e le specificità di cui Trieste è ricca.

Per chiudere…cosa pensi di questa tua esperienza a Monaco?
Monaco non è così diversa da Trieste…personalmente il cibo, punto non meno importante, come le salsicce con il kren e la senape, o la sacher, i krapfen e le pinze, mi hanno fatto adattare più velocemente al luogo. Il venerdì si stacca alle 4 e spesso si va in biergarten a bersi il Maß, seduti sulle panche all’ombra degli alberi..a me ricorda un po’ lo stare in osmica…la cara filosofia del viva là e po’ bon, forse, l’ho ritrovata anche a Monaco di Baviera…

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