in

Un triestino a Sun Peaks: Stefano Babich

Qual era il tuo sogno da bambino? ti immaginavi lontano da trieste?

In tutta onestà, non è che mi venga in mente nessun tipo di “sogno nel cassetto” o simili.
Sicuramente mi sarebbe piaciuto diventare un giocatore di basket (sport che, seppur con gli “over 35”, pratico ancora). Chissà, forse la carriera cestistica mi avrebbe portato lontano sa Trieste… E invece, è stato un altro sport a farmi girare il mondo!

Quando e perche’ hai deciso di lasciare Trieste?

unnamedHo deciso di lasciare Trieste a 22 anni. (14 anni fa… azz….)
Avevo un buon lavoro, una buona paga, buone prospettive future (dopo i 6 mesi di prova, mi avrebbero dato un contratto a tempo indeterminato che molti dei miei colleghi invidiavano). Ma, 2 settimane prima della fatidica data, mi sono “svegliato” e ho deciso di mollare tutto e seguire l’istinto. Il mio posto da direttore in un negozietto alla moda nel nuovo centro commerciale non era male, ma c’erano un sacco di altre cose che non andavano nella mia cosiddetta routine: stesse facce, stessi sorrisi, luci al neon, aria condizionata. E anche quando uscivo la sera (o nei week end), per quanto non avrei potuto immaginare compagnia migliore della mia allegra combriccola di amici, mi sentivo sempre in una sorta di “Truman Show”. Citando il grande Max… “Stessa storia stesso posto stesso bar”.

Quindi, dove sei finito?

Senza sapere bene cosa/come/dove, in Luglio 2002 ho caricato un po’ di vestiti in macchina e sono partito verso l’Austria.
Non avevo chiaro cosa avrei fatto, ma sapevo sarebbe stata una bella avventura!
Così, dopo aver lavorato d’estate in un albergo come receptionist, ho seguito quella che era stata la mia seconda passione dopo il basket. Sono diventato maestro di snowboard, in un paio di anni mi sono fatto il patentino internazionale e a quel punto ho cominciato a girare il mondo.

E gli studi? se non sbaglio frequentavi l’universita’ a Trieste

unnamed-4Già. “Scienze e Tecniche dell’ Interculturalità”. Quando ho lasciato Trieste, ho messo da parte gli studi per un po’. Ma dopo un anno e mezzo durante il quale ho continuato a pagare le tasse, ho deciso di prendere con me un po’ di libri (o, per meglio dire, un sacco di fotocopie) e studiare tra una pista e l’altra, presentandomi agli esami abbronzato e non frequentante. Così, anche se con un leggero ritardo (…), mi sono laureato.
E il mio percorso di studi (seppur da molti considerato inutile) si è rivelato estremamente valido, soprattutto considerando il mio percorso di vita.

Dove vivi adesso?

Dopo un sacco di differenti paesi (Austria, Nuova Zelanda, Giappone, Svizzera), ho voluto provare a vedere com è il Canada. Sono arrivato qui (a Sun Peaks, British Columbia) 7 anni fa: il contratto come maestro di snowboard mi dava un visto lavorativo di 6 mesi. Ma già dopo qualche giorno mi ero reso conto di quanto l’ambiente (e, soprattutto, la gente) qui in Canada fosse davvero quello che stavo cercando: parte della società occidentale, ma allo stesso tempo “un po’ hippie”, e vogliosi di non seguire le orme di quel cugino arrogante e prepotente chiamato USA. Quindi, mi sono rimboccato le maniche, e dopo un sacco di email/carte/documenti e burocrazia varia ho ottenuto prima un visto temporaneo sponsorizzato (come front desk agent) e poi, dopo quasi 4 anni, il visto permanente.

Di cosa ti occupi?

unnamed-3Da quando mi sono trasferito in Canada, ho cominciato ad interessarmi sempre di più a quello che potrebbe essere un connubio tra il mondo del turismo e una sorta di evoluzione sociale (“che deve essere preceduta da un evoluzione di pensiero”… come direbbe il grande Battiato). Si tratterebbe di implementare e sviluppare il cosiddetto “eco-cultural tourism” per sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo a tematiche ambientaliste e promuovere attività eco-sostenibili, creare eventi farm to table (evitando i grandi distributori), incentivare l’utilizzo di green technologies (per diventare il più possibile indipendenti dal punto di vista energetico), etc.
Una volta ottenuto il visto permanente, ho potuto finalmente mettere da parte il lavoro come receptionist (posto in cui ero in un certo senso obbligato, a causa del visto lavorativo temporaneo) e concentrarmi quindi su cià che mi interessa di piu’. La scorsa estate, ad esempio, ho collaborato attivamente con il “Green Art Festival”, manifestazione che utilizza l’arte (proiezione di film, musica dal vivo, eposizione di quadri) per sensibilizzare su tematiche legate all’ecologia.
E da queste’estate sono entrato a far parte dell’azienda di promozione turistica di Sun Peaks e mi trovo a gestire un ufficio chiamato “Adventure Centre”, dove, assieme ai mie collaboratori, promuoviamo tutte le varie attività ricreative invernali non strettamente legate agli impianti di risalita (escursioni con le racchette da neve, slitte trainate dai cani, pesca sul ghiaccio, etc etc). Non so per quanto tempo rimarrò qui a Sun Peaks, ma per lo meno questo inverno avrò la possibiltà di avere un lavoro in cui credo, e con il quale cercherò di fare la differenza, sostenendo e supportando un tipo di turismo che potrà/dovrà fare la differenza nei prossimi anni, soprattutto in un paese in cui gli spazi sono infiniti e la natura la fa da padrona.

E’ stato difficile ambientarsi?

Not at all! La gente qua in British Columbia (la provincia + a ovest, sul Pacifico, quella con Vancouver) è meravigliosa. E già dopo un paio di giorni fatti su e giù tra Sun Peaks e Kamloops (la città + vicina, ad un’ora di macchina) avevo deciso che il Canada sarebbe diventato la mia nuova casa.

Cosa ti manca di Trieste?

El baracchin de Barcola! (ride)
Scherzi a parte… un po’ di nostalgia c’è. Per gli amici storici, certi locali, certi tramonti. Ma ogni 2,3 anni torno per un paio di settimane, per abbracciare i miei genitori e salutare un po’ tutti davanti a una birra (e una pizza come dio comanda…). E alla fine, internet aiuta a restare “in contatto”: continuo a seguire la situazione politica e culturale triestina, e anche quella italiana.
Che sono ben distinte. Ma che fanno entrambe abbastanza schifo al momento.

Cosa importeresti a trieste dal canada?

unnamed-1Probabilmente l’innata accoglienza, accettanza, rispetto per ogni tipo di diversità, che caratterizza un’intera nazione.
Se parlate con qualcuno di qui, sentirete spesso la frase “Everybody is Canadian, and nobody is Canadian”: c’è una sorta di nazionalismo alla rovescia, in cui il riconoscimento che nessuno è veramente canadese diventa una sorta di spirito unificatore in cui tutti credono. E negli ultimi anni, anche coloro che di diritto sarebbero i veri Canadesi e che sono stati a lungo confinati ai margini della società (i Nativi Americani) stanno finalmente diventando parte integrante di questa società multiculturale, che riconosce la diversità come elemento fondamentale per la sopravvivenza in un mondo in cui la globalizzazione si è trasformata in muta e accondiscendente uniformità verso il basso.

Ritorneresti?

Chissà. Magari tra una trentina d’anni: sdraio in pineta, spritzone bianco morbido e partidin a briscola coi “muloni”!

Cosa ne pensi?

0 points
Upvote Downvote

Total votes: 0

Upvotes: 0

Upvotes percentage: 0.000000%

Downvotes: 0

Downvotes percentage: 0.000000%

Comments

Loading…

Best chili out of San Antonio

Un triestino a Pai: Emmanuele Corti