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Un triestino a New York: Ivan Beacco

Vi presentiamo Ivan Beacco, cuoco triestino a New York

photo_2016-09-20_09-29-59Quando e perchè hai deciso di lasciare Trieste?
Dopo le scuole medie ho deciso di proseguire la carriera in arti culinarie tramite la scuola statale IRFOP. Purtroppo in quel periodo l’unica possibilità di sbocchi futuri era attendere un corso biennale a Piano d’Arta, non lontano da Tolmezzo. Quindi mi ritrovai a 14 anni a vivere e studiare 5 giorni la settimana lontano da famiglia e amici: certamente non un’esperienza delle più facili a quell’età, ma che sicuramente mi ha formato tantissimo sia professionalmente che caratterialmente.
Appena finiti gli studi ho cominciato la classica gavetta del cuoco, cucinando in località turistiche stagionalmente, come Lignano d’estate e Cortina d’Ampezzo d’inverno.
Man mano che la mia esperienza in cucina cresceva, iniziava a maturare in me la consapevolezza che con il tipo di lavoro che avevo scelto i confini e le limitazioni locali non dovevano essere un’ostacolo e naturalmente la voglia di avventura mi ha spronato ad espandere il raggio del mio mondo.
Arrivarono in quel periodo delle opportunità lavorative prima a Vienna in Austria, poi a Bruxelles in Belgio ed eventualmente un’aggancio per un lavoro negli Stati Uniti.
Assieme ad un collega e compagno d’avventure abbiamo impacchettato le nostre cose ed in ultimo puntato le vele verso la Grande Mela, che sarebbe potuta diventare eventualmente casa nostra.

photo_2016-09-20_09-29-44Dove vivi adesso?
Negli ultimi 18 anni ho vissuto sempre a New York, dove ho conosciuto Soledad, la donna che diventerà qualche anno dopo mia moglie e madre dei miei figli: Lucas e Olivia.

Di cosa ti occupi?
Dal 1998, anno in cui sono arrivato negli U.S.A., ho lavorato in vari ristoranti della città, prima come cuoco e poi come chef di cucina ed eventualmente come executive chef. Per 2 anni ho gestito un ristorante nel Queens (uno dei 5 quartieri della città) come chef/socio.
Negli ultimi 4 anni mi sono dedicato al volontariato nelle scuole pubbliche nei quartieri più disagiati, per insegnare ai bambini delle scuole elementari nutrizione, alimentazione ed anche i concetti base di cucina.
Questa esperienza educativa mi ha portato a rivalutare i miei obiettivi professionali e durante l’ultimo anno ad aprire la mia personale compagnia nel campo delle lezioni di cucina private, catering ed eventi.

E’ stato difficile ambientarsi?
Ovviamente i primi anni sono stati i più duri. Anche se abituato a vivere e lavorare lontano da Trieste sin da ragazzino, la differenza culturale, linguistica e soprattutto la lontananza geografica dall’Europa sono state delle prove da superare dopo aver preso la decisione di rimanere negli States a lungo termine. La lingua specialmente, avendo zero esperienza in inglese, è stata l’ostacolo più duro per integrarmi al 100 % nella vita quotidiana a New York. Fortunatamente proprio New York e’ una – se non la – città più accogliente per qualsiasi immigrante. Lo spirito di complicità e cosmopolita nella Grande Mela ti fa sentire “a casa” con molta più facilità di moltissimi altri posti al mondo.
Mi ricordo vividamente la soddisfazione provata dopo solo una settimana a New York, quando sono riuscito a comprare un cellulare in un negozio a Manhattan parlando in dialetto triestino con un commesso portoricano!!!!! Ma questa città ti fa crescere dentro ogni giorno ed in men che non si dica il “feeling” di essere arrivato a casa ha colpito il cuore.

photo_2016-09-20_09-29-53Cosa ti manca di Trieste?
Le cose che più mi mancano di Trieste sono decisamente il panorama culinario, che non ho mai potuto ricreare da nessuna altra parte, e la vita sociale. Anche vivendo nella città che non dorme mai, i rapporti di amicizia e di vita sociale quotidiana non sono gli stessi. E sicuramente la bellezza architettonica e naturale uniche nel patrimonio triestino.

Cosa importeresti a Trieste da NY?
Ah! Per anni ho avuto il pallino di ricreare il concetto di American Diner a Trieste. Penso sia un’idea molto semplice, ma in definitiva con potenzialità non ancora scoperte in un posto come Trieste.

Ritorneresti?
Sicuramente l’idea di ritornare a vivere a Trieste mi ha fatto pensare molto. Credo che alla fine la decisione dipenda molto dall’indipendenza economica, dato che malauguratamente nella nostra amata città sembrano esserci scarse opportunità sia lavorative che imprenditoriali. La speranza è sempre di porter contribuire in qualche modo alla rinascita economica della gemma dell’Adriatico.

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